L’uomo bianco e privo d’equilibrio

jungCarl Gustav Jung 1875 – 1961 è stato uno psichiatra e psicoanalista svizzero. La sua tecnica e teoria di derivazione psicoanalitica è chiamata “psicologia analitica”. Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud se ne allontanò definitivamente nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia personale del singolo alla storia della collettività umana. L’inconscio non è più solo quello individuale, prodotto dalla rimozione, ma nell’individuo esiste anche un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi. Jung rimase affascinato dai messaggi dei miti e delle leggende, dai segreti dell’alchimia e della saggezza degli Indiani d’America.

L’individuo può sforzarsi di raggiungere la perfezione, ma deve patire l’opposto delle proprie intenzioni per la salvezza della propria consapevolezza.
(C.G.Jung)

Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e egli disse:

“I bianchi chi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi chi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi”.

Nelle parole dell’Indiano Jung trovo conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi , un mondo disarmonico, privo di equilibrio. Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.

Forse noi essere umani siamo veramente privo di equilibrio e viviamo in disarmonia. Anche io mi domando di cosa vogliamo e cerchiamo.. Tu lo sai?

6 pensieri riguardo “L’uomo bianco e privo d’equilibrio

  1. Io lo so arrivata alla mia età desidero la serenità quel poco di serenità che mi sono conquistata nella vita non sempre facilissima.
    Desidero il bene di mio figlio perché da lui dipende questa mia serenità.
    Per anni sono stata in terapia da un psicanalista junghiano e mi ha molto aiutato ad affrontare me stesso soprattutto.

    Sherabientot

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